Durante il periodo della
sua direzione furono acquistate moltissime opere musicali,
storiche, didattiche; fu avviata una sezione di biografie
ed aggiornata quella dei Trattati per lo studio della Composizione.
Negli ultimi anni della sua vita Francesco Florimo donò
alla Biblioteca “una ricchissima collezione di lettere
autografe d’uomini e di donne eminenti nelle arti belle,
nelle scienze e nella politica, che brillarono nella prima
metà del secolo che volge”.
Successore di Florimo fu nominato, nel 1889, il letterato
e critico musicale Rocco Pagliara: egli ricoprì un
ruolo importantissimo nel Conservatorio S. Pietro a Majella
visto che alla carica di bibliotecario assommò quelle
di direttore amministrativo e disciplinare dell’Istituto.
Negli anni della sua gestione il patrimonio della Biblioteca
aumentò sensibilmente, fu acquisito molto materiale
manoscritto e raro ma anche grande quantità di edizioni
delle opere dei maggiori musicisti contemporanei italiani
e stranieri. Pagliara acquistò autografi di Saverio
Mercadante, Gaetano Donizetti, Giuseppe Martucci, del poeta
e librettista Salvatore Cammarano; moltissime copie manoscritte
di opere, arie e musica religiosa dei maggiori autori del
‘700 napoletano quali Traetta, Piccinni, Sacchini, Pergolesi,
Jommelli, Porpora, ecc.; nel 1896 acquistò la preziosa
collezione di figurini acquerellati a mano di opere e balli
rappresentati al S. Carlo negli ultimi cinquant’anni.
Alla morte di Rocco Pagliara, avvenuta nel maggio 1914, il
Ministero della Pubblica Istruzione incaricò Salvatore
Di Giacomo, direttore della Sezione Lucchesi Palli della Biblioteca
Nazionale di Napoli, di effettuare una “revisione tecnica”
della Biblioteca del Conservatorio. Fu quest’incarico
estremamente gradito al letterato napoletano, anche perché
lo vedeva tornare in veste di “ispettore” a quella
Biblioteca presso cui aveva avuto – circa vent’anni
prima – il suo primo incarico di sottobibliotecario,
e dalla quale era poi stato trasferito, su suggerimento dello
stesso Pagliara, per i difficili rapporti che fin dall’inizio
si erano stabiliti tra loro. Di Giacomo lavorò alacremente
per dieci mesi introducendo un nuovo modo di gestire la Biblioteca:
essa venne dotata di registri e moduli che ne permettevano
un controllo ed un monitoraggio continuo sia della consistenza
patrimoniale che della consultazione; tutto era finalizzato
non solo a preservare il patrimonio esistente, ma anche a
renderlo disponibile allo studio ed a promuoverne la conoscenza.
Inoltre compilò, al termine del suo mandato (giugno
1915), una relazione in cui evidenziava le pecche che aveva
riscontrato nella precedente conduzione, elencava quanto da
lui promosso nel periodo della sua permanenza e formulava
una serie di proposte su quanto vi era ancora da fare.
Intanto nel marzo 1915 era stato nominato bibliotecario, per
concorso, Fausto Torrefranca, già docente di Storia
della Musica presso lo stesso Istituto. Nel suo periodo di
incarico (rassegnò le dimissioni nel gennaio 1923)
egli fece ben poco per la Biblioteca, anche perché
furono moltissime le richieste di permessi, di congedi per
malattia, di aspettativa per motivi familiari o militari:
stando agli atti sembra che egli abbia effettuato 120 giorni
di presenza effettiva in più di sette anni. Il suo
arruolamento volontario determinò nel 1915 una nuova
presenza di Di Giacomo alla Biblioteca del Conservatorio S.
Pietro a Majella, e fu in questo periodo che poté dedicarsi
allo studio di “oltre un centinaio di volumi manoscritti…
nÈ quali è contenuta…la storia tutta quanta
degli antichi nostri Conservatori”, riportati alla luce,
dal sottoscala dov’erano abbandonati, dal Regio Commissario
Salvagnini nel 1913.
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